Appena qualche giorno fa è apparsa su una importante rivista scientifica (1) una ricerca di un gruppo statunitense che casualmente, anni fa si è imbattuto in uno strano caso di sospetta sincronicità tra insetti diversi.

Infatti durante delle riprese video di lucciole che “lampeggiavano” tra loro in modo sincronizzato hanno osservato ritmi quasi identici con dei grilli che frinivano nello stesso luogo. Spinti da questa scoperta, hanno esaminato i dati pubblicati che dimostrano come numerose specie evolutivamente distinte comunichino in modo isocrono a una frequenza compresa tra circa 0,5 e 4 Hz, suggerendo che questa possa essere una sorta di «punto di convergenza» (hotspot) dei ritmi. L’ipotesi che è scaturita è che questa scala temporale possa avere una base universale nella biofisica dei neuroni del ricevente.

Il modo in cui gli animali comunicano può assumere forme molto diverse: luci lampeggianti, cinguettii, versi gracchianti e danze elaborate. Tuttavia, la ricerca condotta dalla Northwestern University suggerisce che molti di questi segnali condividono una caratteristica sorprendente: si ripetono quasi allo stesso ritmo.

Ritmi dei neuroni?

Le frequenze impiegate per la comunicazione di “segnali” sembrerebbe essere un modo per sincronizzarsi più facilmente. Un po’ come succede su una radio che trasmetta ad una frequenza un messaggio: mi sintonizzo su una frequenza (la portante) facile da ascoltare e capisco il messaggio che viene trasmesso.

Nella intervista rilasciata a PHYS.ORG (2) il professor Amichay che ha condotto lo studio suggerisce che: “Sembra che un gran numero di organismi che comunicano o inviano segnali in una banda di frequenze relativamente ristretta”. E poi continua:” Sembrano tutti mantenersi intorno ai 2 o forse ai 3 hertz. In linea di principio, potrebbero comunicare con altri ritmi. Fisicamente, non c’è nulla che impedisca loro di comunicare, ad esempio, a 10 hertz, eppure non lo fanno. Per spiegare questo fenomeno, ipotizziamo che questo ritmo di 2 hertz possa essere più facile da comprendere perché entra in risonanza con il loro cervello. Entra in risonanza con il cervello umano, con quello delle lucciole, dei leoni marini, delle rane e così via.”

Studiando poi quanto era stato osservato si è potuto convenire che le lucciole e i grilli non fossero sincronizzate tra loro ma che stavano inviando segnali indipendenti a ritmi molto simili: circa due o tre impulsi al secondo (2-3Hz). Questi segnali ritmici (sonori, luminosi o di movimento) però sono comuni a molti animali: i lampi delle lucciole, il frinire dei grilli, i richiami delle rane, i rituali di accoppiamento degli uccelli, gli impulsi sonori e luminosi dei pesci, nonché i versi e i gesti dei mammiferi.

Questi ritmi possono cambiare repentinamente se le condizioni improvvisamente cambiano, come ad esempio se l’animale si impaurisce.

Il team si è focalizzato sul sistema in cui i neuroni interagiscono tra di loro: I neuroni hanno bisogno di tempo per integrare le informazioni prima di attivarsi nuovamente. A causa di questo vincolo biologico, i circuiti neurali tendono a rispondere con maggiore intensità ai segnali che arrivano ogni poche centinaia di millisecondi, circa due volte al secondo. Ciò significa che i segnali di comunicazione potrebbero essersi evoluti per adattarsi ai ritmi che il cervello elabora più facilmente.

Ritmi sonori e risonanze

I musicologi hanno da tempo notato che le canzoni popolari si concentrano intorno ai 120 battiti al minuto, che corrispondono esattamente a 2 hertz.

Questo ritmo si adatta al nostro corpo per esempio; infatti si adatta alla nostra camminata, che è a circa 2 hertz, quindi per noi è facile ballare al ritmo di musica a 2 hertz. Naturalmente, la musica più sperimentale può avere ritmi drasticamente diversi. Ma in generale una musica “coinvolgente” batte un ritmo che spesso è a 2 hertz.

Realmente questo “ritmo” può essere accelerato in modo notevole in molte occasioni, ma il fatto è che gli esseri che adottano segnali a 0,5-4Hz traggono un vantaggio comunicativo maggiore.

C’è una teoria, detta sensory drive, che suggerisce una origine di questo fenomeno evolutivo: i maschi nel tempo hanno evoluto modelli di segnale efficienti in quanto si adattano alle capacità sensoriali delle femmine (che sono adattate alle condizioni ambientali locali). Pertanto, si ipotizza che la direzione degli effetti (il suono, la luce e i movimenti) vadano dal ricevente al produttore; il produttore ha evoluto segnali per adattarsi ai vincoli sensoriali evoluti del ricevente. È un fattore vincente quello di accoppiarsi con successo!

Ma non finisce qui. “Un’altra possibilità è che i circuiti neurali tra le specie condividano caratteristiche perché si sono adattati alla biofisica di base dei neuroni. Ciò potrebbe spiegare, ad esempio, il fatto che tutti i cervelli dei mammiferi mostrino ritmi neurali simili. Infatti, un recente studio sui ratti ha scoperto che i modelli sonori nella gamma dei 2 Hz producevano le risposte neurali più ampie, sulla base dei dati provenienti dalla corteccia uditiva” – si legge nell’articolo scientifico.

Esso poi continua in una ipotesi ancora più ardita: “la banda di frequenza di 0,5–4 Hz corrisponde all’onda delta, il ritmo cerebrale a frequenza più bassa comunemente identificato. Questo ritmo si riscontra in molti organismi viventi, che vanno, ad esempio, dagli uccelli agli anfibi e agli insetti. Nei sistemi fisici, la risonanza armonica — in cui una frequenza di eccitazione più bassa eccita una risposta a frequenza più alta — è molto più facile da ottenere rispetto alla risonanza subarmonica, in cui si verifica il contrario. Per analogia, ci si potrebbe aspettare che uno stimolo esterno che ecciti la banda di frequenza più bassa delle onde cerebrali le permetta di accoppiarsi più facilmente e influenzare tutti i ritmi a frequenza più alta nel cervello”.

In conclusione: il ritmo è vita e la risonanza permette di trasmetterla

Quando cerchiamo di scoprire alcuni “effetti di rilassamento” che si riscontrano spesso negli Apiari Olistici, le frequenze sonore unite agli aromi (il beehumming e l’apiaroma) sembrano agire in sinergia.

Il rilassamento che si osserva con i ritmi cerebrali con un elettro-encefalogramma (EEG), siano esse le onde delta (0,5-4Hz) o teta (4-8Hz), può essere un effetto di quanto siamo in risonanza con il mondo attorno a noi? Alla luce di quanto è stato avanzato dalla ricerca possiamo dire che è possibile. Vibrazioni non udibili possono essere ricreate dalla nostra mente in vari modi; uno tra questi è quello dell’ascolto di suoni simili ma “sfalsati” tra loro, come nell’ascolto di suoni/toni binaurali (3). Potrebbe essere l’effetto di suoni provenienti da una distribuzione ampia di fonti sonore simili, come con le arnie collegate agli Apiari Olistici.

Ricordiamoci che anche il senso dell’olfatto, come quella dell’udito, è una trasmissione di impulsi elettrici in una rete di neuroni che si dirige in primo luogo verso la zona più “antica” del nostro cervello. Di lì si propagano sensazioni che attraversano il nostro mondo più profondo.

Risvegliare con attenzione queste emozioni è un fattore del successo degli Apiari Olistici ben strutturati. Queste strutture calibrate in luoghi naturali e curate nella gestione delle api, amorevolmente possono stimolare il nostro benessere. Ecco quindi l’importanza della giusta preparazione professionale nella gestione intelligente degli Apiari Olistici.

Percepire il mondo come un unicum nel quale la Natura può risuonare in noi e risvegliare le profonde radici del nostro essere.

NOTE:

  1. Amichay G, Balasubramanian V, Abrams DM (2026) A widespread animal communication tempo may resonate with the receiver’s brain. PLoS Biol 24(4): e3003735.
  2. https://theconversation.com/europe/search?q=animal+comunication&sort=relevancy&language=en&date=all&date_from=&date_to=
  3. https://www.youtube.com/watch?v=xsfyb1pStdw

a cura del dr. Piero Milella