Quando si parla di miele si pensa immediatamente ad un alimento naturale, sano e terapeutico, ed è vero, ma esiste una situazione specifica, quella del lattante, in cui questo alimento può diventare un fattore di rischio.

L’obiettivo di questo articolo è proprio quello di capire perché succede questo, evitando sia inutili allarmismi sia sottovalutazioni e cercare di trasmettere a genitori e operatori sanitari le giuste informazioni per una prevenzione adeguata.

 Nell’articolo analizziamo il botulismo infantile in relazione al consumo di miele nel primo anno di vita, approfondendone gli aspetti microbiologici, i meccanismi di contaminazione e di patogenesi.

L’agente eziologico del Botulismo Infantile è il Clostridium botulinum, un batterio Gram-positivo, anaerobio obbligato e sporigeno, ubiquitario nel suolo e nei sedimenti ambientali. La sua capacità di formare spore altamente resistenti consente una lunga persistenza nell’ambiente e una potenziale contaminazione di matrici alimentari naturali.

La patogenicità è legata alla produzione di neurotossine botuliniche, proteasi zinco-dipendenti che agiscono selettivamente sulle proteine del complesso SNARE, in particolare SNAP-25, sintaxina e sinaptobrevina, determinandone la clivazione.

Questo processo impedisce la fusione delle vescicole sinaptiche con la membrana presinaptica e blocca il rilascio di acetilcolina alla giunzione neuromuscolare, determinando una paralisi flaccida simmetrica a progressione discendente. In altre parole, le microscopiche goccioline di acetilcolina si formano nel neurone “a monte” per passare nello spazio (detto spazio sinaptico) tra il neurone stesso e il recettore del muscolo (placca muscolare) “a valle” per eccitare le fibre muscolari; se queste “goccioline di acetilcolina”, contenute in piccole vescicole, non si possono aprire nella zona di contatto tra neurone e la placca muscolare, il muscolo non si contrae e resta “inoperoso”, flaccido.

Dal punto di vista fisiopatologico, la tossina agisce in modo irreversibile a livello neuronale; il recupero funzionale dipende quindi dalla formazione di nuove terminazioni nervose e il che spiega la durata prolungata del quadro clinico.

Il botulismo infantile è stato descritto come forma clinica distinta negli anni settanta e presenta un meccanismo radicalmente diverso rispetto alla forma alimentare classica.

Nel lattante infatti non viene ingerita la tossina preformata, ma le spore. La germinazione delle spore avviene a livello intestinale, dove condizioni fisiologiche peculiari favoriscono la colonizzazione: in particolare tra i fattori predisponenti ricordiamo l’età inferiore ai 12 mesi, un microbiota ancora immaturo con ridotta competizione microbica, un pH gastrico e intestinale relativamente meno ostile e una immaturità immunitaria mucosale.

L’intestino del lattante diventa quindi un sito di produzione endogena di tossina, con assorbimento sistemico e comparsa di sintomi quali ipotonia, stipsi, difficoltà di suzione e progressiva compromissione neuromuscolare.

Fonte: Rawson AM, Microbiology. 2023

Una delle principali matrici alimentari riconosciuta a livello internazionale come possibile veicolo di spore di Clostridium Botilinum è il miele. Le caratteristiche chimico-fisiche del miele come la bassa attività dell’acqua, l’elevata osmolarità, il pH acido e la presenza di composti bioattivi con attività antimicrobica, come il perossido di idrogeno e composti fenolici impediscono la germinazione delle spore, eventualmente presenti al suo interno, ma non ne escludono la presenza.

Le spore possono infatti derivare da una contaminazione ambientale durante la raccolta e la lavorazione o durante l’attività di bottinatura delle api.

Bisogna sottolineare che nell’adulto e nel bambino sopra l’anno di età, la flora intestinale matura impedisce la germinazione e la colonizzazione delle spore, rendendo il miele un alimento sicuro.

I dati epidemiologici indicano che il botulismo infantile è una condizione rara ma costantemente documentata nei sistemi di sorveglianza europei. L’Italia rientra tra i Paesi con casi segnalati, sebbene l’incidenza rimanga bassa, grazie anche ad una maggiore consapevolezza del rischio negli ultimi anni e ad un sistema di sorveglianza nazionale attivo.

Dal punto di vista nutrizionale, il punto centrale è evitare una comunicazione distorta del rischio concentrandosi sull’educazione sanitaria rivolta ai genitori e caregivers.

Il miele possiede infatti proprietà nutrizionali e funzionali riconosciute nella popolazione generale, incluse attività antiossidanti e antimicrobiche e non esiste alcuna indicazione alla sua eliminazione oltre il primo anno di vita.

In conclusione possiamo dire che il botulismo infantile rappresenta un modello complesso di patologia in cui l’interazione tra agente microbiologico, matrice alimentare e condizioni fisiologiche dell’ospite determina il rischio clinico. L’approccio multidisciplinare, quindi, consente di comprendere il razionale scientifico della raccomandazione nutrizionale.

Dal punto di vista di sanità pubblica, il rapporto tra rarità dell’evento e gravità potenziale impone strategie preventive semplici ma rigorose. L’astensione dal miele nel primo anno di vita rappresenta quindi una misura di prevenzione primaria efficace e a basso costo.

Una corretta informazione e una corretta consapevolezza del rischio quindi può fare la differenza.

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a cura del dr. Erroi Marco, biologo e nutrizionista