Il veleno dell’ape è quello che tradisce la dolcezza del suo dono: il miele. Vero, falso? Né uno né l’altro parrebbe essere la risposta. Eppure gli antichi ricordavano il veleno dell’ape come un “pedaggio” da dover pagare alle api per averle sottratto il miele. Gli Svizzeri direbbero: “Le parole sono come le api: hanno il miele ma anche il pungiglione”. È l’altra faccia della medaglia del dolce miele, sembrerebbe. Eppure anche, come il miele, possiede i suoi lati positivi.
Il veleno e alcune sue doti
Se si domanda: ti ricordi della puntura dell’ape? La risposta potrebbe essere: un bel gonfiore, dolore e tanto prurito. Così la paura di essere punti (o puniti) dall’ape si “congela” nei ricordi. Ancora peggio se è seguito lo shock anafilattico alla puntura!
Ma le ricerche sul veleno d’ape corrono al ritmo di oltre 200 titoli all’anno e su vari temi: si passa dalla terapia del dolore cronico alla caccia per migliorare gli antibiotici attuali. Vediamo quali sono le maggiori attività del veleno d’ape studiate maggiormente.

Nello schema qui accanto, elaborato su quello di un gruppo di Ricercatori sauditi ed egiziani (1) c’è un riassunto di quanto è stato già riportato nei lavori di vari gruppi internazionali di ricerca.
Il bello è notare come il veleno passi da una esperienza “dolorosa” a una terapia che riduce le sensazioni dolorose che affluiscono al sistema nervoso centrale, così limitando le sensazioni negative, terribili in alcune patologie come il dolore neuropatico, cioè dove l’origine è nello stesso sistema nervoso.
Ma come si vede è molto marcata l’azione antitumorale e antimutagena, vale a dire che gli studi indicano che oltre a combattere il tumore riesce a ridurre l’insorgenza di nuove mutazioni genetiche che potrebbero evolvere, in un secondo tempo, in tumori.
Tutte queste doti da dove provengono?
Il veleno d’ape è una miscela variabile di molti composti che dipende da vari fattori. C’è la sottospecie dell’ape, origine del veleno, della sua età e funzione in quel momento, del periodo dell’anno, della concentrazione di alcune molecole e via discorrendo. Come tutti i prodotti naturali, il veleno d’ape (apitossina) contiene proteine (melittina, apaminaadolapina) ed enzimi (fosfolipasi A”) di vari tipi; grandi e piccole molecole (glucosio e fruttosio), sali (magnesio e calcio) e neurormoni (istamina, noradrenalina, dopamina). Inoltre sono presenti feromoni che servono ad avvertire le altre api del pericolo imminente e, quindi, una “chiamata alle armi”. Recentemente si sono avviate ricerche sugli effetti che alcune componenti del veleno d’ape potrebbero avere in alcune forme di leucemia. Sarebbe un passo tanto atteso e ci possiamo augurare che si riescano a mettere in pratica tali ricerche e formulare nuovi farmaci.
Il veleno e la sua produzione
Quindi il mondo della ricerca spera di ottenere la migliore formula delle molecole bioattive per sconfiggere il dolore e i tumori, partendo dal veleno delle api. Si sono studiate varie metodiche per ottenere più veleno d’ape per arrivare alla sperimentazione in tempi brevi. E gli apicoltori, anche italiani, si sono dati da fare!

Per collaborare al raggiungimento anche di questi obiettivi occorre preparazione e la nostra Accademia di Apiterapia e Apiebenessere hanno infatti lanciato da poche settimane un corso sul veleno d’api (2) e corsi di Apiterapia in presenza e on line.
Il veleno d’ape e i suoi rischi
Ancora poco tempo fa le punture dell’ape erano viste da alcuni come un toccasana per i dolori reumatici e le infiammazioni articolari in genere. Purtroppo, dopo varie esperienze negative ascoltate in giro, abbandonare questa pratica rischiosa sarebbe, a nostro avviso, un atto di consapevolezza matura.
Le applicazioni farmacologiche del veleno d’ape dovrebbero rivolgersi a pratiche che non siano molto impattanti sulle api dal punto di vista etico. È una speranza per il nostro futuro e un nuovo impegno per gli Apicoltori.
NOTE:
- Khalil A, Elesawy BH, Ali TM, Ahmed OM. Bee Venom: From Venom to Drug. Molecules. 2021
- https://apiebenessere.wordpress.com/2025/12/20/il-veleno-dapi-conoscenza-consapevolezza-e-formazione/
a cura del dr. Piero Milella


