Qualche settimana sul Blog di Api&Benessere si accennò alla possibilità di avere in tempi prossimi dei cerotti al miele per la cicatrizzazione delle ferite e ustioni.

Il tema ha spesso appassionato i partecipanti ai nostri corsi per la interessante novità e qualche apicoltore si è mostrato interessato alla produzione di miele per uso medicale.
La premessa agli sviluppi di questa produzione di miele per uso medicale (MGH nella letteratura scientifica sta per Medical-Grade Honey) è che esso sia già dalla fase di produzione e quindi raccolta sia di qualità, controllato per assenza di inquinanti e per non essere stato ottenuto con particolari nutrizioni forzate delle api. Ma vediamo perché si pensa possa avere un buon mercato.
Caratteristiche del miele medicale
Ricercatori iraniani esaminando ben 1250 articoli pubblicati su argomenti come “MGH”, “cicatrizzazione delle ferite”, “proprietà antibatteriche” e “applicazioni innovative”, hanno valutato (1) le esperienze delle applicazioni del miele in ambito medico. Quindi ne hanno poi selezionato solo quelle basate su ricerche originali (167) e su queste si sono focalizzate le valutazioni che sono qui riportate: “il miele di grado medico (MGH) ha un potenziale nella cura delle ferite grazie alla sua versatilità, anche se le variazioni nella sua composizione presentano delle sfide. Sono necessarie ulteriori ricerche per ottimizzarne l’uso clinico.
L’efficacia dell’MGH nella guarigione delle ferite rimane oggetto di dibattito, con risultati contrastanti nelle sperimentazioni. La modificazione genetica delle api per migliorare le proprietà dell’MGH potrebbe renderlo più competitivo rispetto ai trattamenti convenzionali. I farmaci a base di miele potrebbero ridurre i costi, migliorare l’efficienza energetica e avere effetti collaterali minimi. Sono necessarie ricerche rigorose per determinare l’uso ottimale e sfruttare appieno il potenziale dell’MGH, che potrebbe rivoluzionare la gestione delle ferite a livello globale”.
Parliamo però di un miele che è lavorato in modo particolare: L’irradiazione gamma è il metodo standard per sterilizzare dispositivi medici e prodotti alimentari al fine di garantire l’uso e il consumo sicuro del miele. Una dose di radiazioni gamma pari a 10 kGy può ridurre il contenuto di umidità e modificare l’odore del miele. Tuttavia, a questa dose, la diminuzione del contenuto di defensina-1 non influisce sull’attività antibatterica del miele irradiato verso batteri Gram-positivi. In uno studio, non è stata riscontrata alcuna variazione significativa anche quintuplicando la gammizzazione del miele. Purtroppo l’irradiamento del miele non elimina possibili presenze di molecole allergenizzanti, come quelle del veleno d’ape, ma analizzando a priori il miele da irradiare si possono cercare metodiche che ne riducano la presenza. Anche l’uso di ozono può essere di supporto alla riduzione della carica microbica indesiderata.
Anche la filtrazione è parte della lavorazione di questo miele; essa avviene tramite alta pressione con filtri anti polline per ridurre i possibili incidenti da sensibilità a pollini allergenici e pollini tossici, come il bell’articolo pubblicato sull’ultimo numero di dell’Apicoltore Italiano (2).
Ricordiamoci che un miele medicato non è un miele alimentare.
Quali sono i lati positivi del miele di qualità medicale
Nell’immagine accanto (tratta da una abstract dell’Università di Stanford di Isabel Goronzy) possiamo vedere i metodi di sterilizzazione più usati a livello industriale

Se poi notiamo che il miele risulta economico e con bassissima tossicità, inferiore a 0,001% secondo alcuni ricercatori (3) e che non aderisce alle ferite, migliorando la formazione di nuovi vasi sanguigni nella parte danneggiata (angiogenesi) e aumentando la reazione immunitaria e la azione dei fibroblasti nella produzione del collagene (granulazione), si potrà pure dire che è OTTIMO!. Per di più il miele riduce la formazione del biofilm protettivo dei batteri e funghi che rendono questi agenti patogeni resistenti ai farmaci.
Una delle applicazioni del miele medicale riportate ultimamente (4), e che fa ben sperare, è la vaginosi batterica, che prevede l’uso di antibiotici mirati, ma che in certi casi perde la sua efficacia per la presenza di stipiti batterici antibiotico-resistenti.

Circa 30% delle donne in età fertile passa attraverso questa spiacevole esperienza che sembra multifattoriale, come mostrato dall’immagine riportata nel loro stesso lavoro scientifico (riduzione della presenza di batteri produttori di acido lattico, come i lattobacilli endogeni, lo stress, riduzione dell’igiene, reinfezioni ecc.). Così i ricercatori olandesi hanno sperimentato in vitro, vale a dire in colture cellulari infette, il miele medicato ottenendo risultati positivi, concludendo: “MGH esercita un’ampia gamma di attività antimicrobiche e anti-biofilm e può ripristinare il microbiota vaginale promuovendo i lattobacilli e riducendo i batteri patogeni come prebiotico e probiotico. Inoltre, la combinazione del suo basso pH, della produzione di perossido di idrogeno e delle sue attività antinfiammatorie, antiossidanti e immunomodulanti può promuovere ulteriormente un ambiente vaginale ottimale, senza effetti collaterali”.
NOTE:
- Barazesh P, Hajihassani H, Motalebi F, Neiresi SMH, Hajihassani R, Mehrabian AR. Unlocking the Healing Potential: A Comprehensive Review of Ecology and Biology of Medical-Grade Honey in Wound Management and Tissue Regeneration. Health Sci Rep. 2025.
- Milito M,Pietropaoli M, Formato G, Pollini allergenici e pollini tossici. L’Apicoltore Italiano N.5 2025
- Aguiar R, Duarte FC, Mendes A, Bartolomé B, Barbosa MP. Anaphylaxis caused by honey: a case report. Asia Pac Allergy. 2017
- Peters LJ, Majtan J, Mossialos D, Szweda P, Mateescu C, Ozturk F, Wagener FA, Cremers NA. Medical-grade honey: its definition and refined standards. J Wound Care. 2025.
a cura del dr. Piero Milella


