L’apiterapia è una disciplina praticata da varie figure professionali  che utilizzano prodotti dell’alveare  per il miglioramento e il supporto del benessere dell’uomo – anche in una visione olistica – e per il trattamento delle malattie in ambito umano e veterinario.

Per svolgere la loro attività, medici, naturopati, veterinari e terapisti ricorrono agli apicoltori che sono professionisti con un ruolo fondamentale nella produzione e fornitura di prodotti delle api di alta qualità.

Valorizzando il proprio lavoro, l’apicoltore eviterà, per etica e competenza, di cadere nella tentazione di sostituirsi a medici e terapisti. Si concentrerà, invece, sulla sua non facile attività produttiva volta a conquistare e mantenere la fiducia dei suoi esigenti clienti.

In tale contesto, l’attività apistica destinata a questo particolare mercato, seguendo i dettami delle buone pratiche, dovrà essere condotta applicando i principi del biologico: Reg. (CE) 834/2007 e Reg. (CE) 889/2008. Ho già trattato l’argomento nel mio articolo pubblicato nel maggio scorso “Non dimentichiamo il benessere delle api” (1).

In questa occasione, vorrei ancora attirare l’attenzione su alcuni punti che ritengo essenziali e non banali, a maggior ragione quando si pensa di utilizzare le api per curare il nostro organismo. In primo luogo, la decisione più importante che l’apicoltore dovrà prendere – con atteggiamento prudente e ragionato, valutando potenziali rischi – riguarderà la postazione degli apiari da collocare in zone nettarifere e pollinifere favorevoli, nel raggio di 3 km, che siano preferibilmente caratterizzate da biodiversità accertata, non trascurando le aree con prevalente presenza di coltivazioni biologiche e di flora spontanea.       

 Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la scelta dei materiali per le arnie che dovranno essere rigorosamente naturali e di prima scelta. Per i fogli cerei dovrà essere utilizzata unicamente cera biologica o prodotta dalle api stesse da opercolo o da favo naturale. Gli interventi sanitari si effettueranno esclusivamente con prodotti ammessi dal Ministero della Salute per la gestione biologica dell’apicoltura, applicando le procedure previste per il loro corretto impiego. L’alimentazione artificiale va evitata anche perché l’apicoltore è chiamato a garantire alle sue api, scorte di miele e polline sufficienti a superare il periodo invernale. Potrà, invece, ricorrere all’alimentazione di soccorso solo in caso di minaccia di sopravvivenza degli alveari per condizioni climatiche avverse. In tal caso sarà somministrato miele prodotto dalle proprie api o sciroppo di zucchero biologico.

 Naturalmente, un allevamento a servizio dell’apiterapia dovrà necessariamente essere ispirato ad un principio di salvaguardia dell’autoctonia delle sue api, così come previsto all’art. 1 della Legge 24.12. 2004, n. 313 (2). L’indicazione del legislatore sembra sempre ancora più opportuna in presenza del sensibile calo dei livelli produttivi del comparto apistico, riconducibile ai cambiamenti climatici, all’utilizzo degli agrofarmaci in agricoltura e alla perdita, in alcune aree, dell’adattamento ambientale dell’ape causato dal massiccio utilizzo di ibridi  e/o di sottospecie diverse da quelle italiane autoctone.

Appare evidente che vada prestata maggiore attenzione alle popolazioni di api autoctone (stanziali), che vivendo da generazioni nel medesimo territorio si sono adattate all’ambiente e si sono evolute con lo stesso, dotandosi di un patrimonio genetico inestimabile, da loro progettato e costruito. Tale patrimonio ha consentito a queste popolazioni (ecotipi) di raggiungere, attraverso una selezione naturale, una straordinaria adattabilità a quello stesso territorio che, in qualche modo, le ha plasmate. Infatti, le api autoctone impollinando le essenze presenti nell’ambiente intorno a loro ne conservano la biodiversità a loro necessaria, creando e mantenendo una certa stabilità dell’ecosistema con importanti ricadute sulla qualità del prodotto.

L’apicoltore, nel rispetto dell’ecosistema, potrà dare un apprezzabile contributo, etico e qualitativo, alla salvaguardia e valorizzazione dell’ape e dell’ambiente, adottando pratiche corrette di allevamento e di produzione, favorendo la miglior salute delle api. In tale contesto è raccomandato di perseguire la rimonta aziendale (la rimonta non è altro che l’avere all’interno dei propri alveari, di cui la popolazione sia nota e meglio ancora  se certificata, i giusti riproduttori di razza e nel caso di apicoltura di sottospecie, da utilizzare per riprodurre i propri alveari senza dover ricorrere all’acquisto di materiale genetico esterno -leggi: regine feconde- ma servendosi solo di quello proprio)   evitando qualsiasi immissione di soggetti non autoctoni o di rivolgersi a produttori certificati di regine mellifere della sottospecie Apis mellifera ligustica (Spinola, 1806) o, se operanti in Sicilia, della sottospecie Apis mellifera siciliana (Dalla Torre, 1896) o presenti sul proprio territorio.

Tra l’altro, recenti studi hanno rilevato che le api appartenenti a ceppi autoctoni sono caratterizzate da un’elevata presenza di corpi grassi (“corpi lutei”) che permettono loro di sopravvivere più a lungo durante il periodo invernale e a condizioni avverse sia di clima che di pascolo.

Per concludere, affinché le api possano regalarci salute devono essere prima di tutto loro stesse in salute. Pensare di realizzare prodotti adatti all’apiterapia con api stressate, le cui famiglie vengono continuamente sfruttate, è quanto di più contradditorio si possa immaginare.

a cura di Rita Franceschini

Note

(1) L’Apicoltore Italiano n.4 Maggio – Giugno 2021

(2) Al primo comma: La presente legge riconosce l’apicoltura  come  attività  di interesse  nazionale  utile  per   la   conservazione   dell’ambiente naturale,  dell’ecosistema  e  dell’agricoltura  in  generale  ed  è finalizzata a garantire l’impollinazione naturale e la  biodiversità di specie apistiche, con particolare  riferimento  alla  salvaguardia della razza di ape italiana  (Apis  mellifera  ligustica  Spinola)  e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine.

Bibliografia:

  • T. Gardi e M. Petrarchini, 2018 – “Progetto di miglioramento dell’Apis mellifera ligustica (Spinola 1806)” Seminario A.A.A.L. Rieti 7 aprile 2018;
  • T. Gardi e M. Petrarchini, 2019 – “Strategie e tecniche per la salvaguardia e valorizzazione dell’ape autoctona italiana” – Saracena (CS);
  • T, Gardi e M. Petrarchini, 2019 – “Linee guida per la salvaguardia valorizzazione e conservazione dell’ape italiana ….. “ Seminario A.A.A.L. 24/04/ 2019; 
  • A. Canini, A Felicioli, T.Gardi, M. Giusti, M. Petrarchini – Webinar 14/11/2020 “Lo stato di salute delle api da miele e degli insetti impollinatori in Italia e in Umbria”